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Blog di Vino

Informazioni sul Vino e sul mondo VitiVinicocolo

Archive for Luglio, 2007

Savignôn Bianco, anzi no… Rosso!

Nonostante il nome sia simile, non stiamo parlando di un nobile vitigno a bacca bianca Francese,ma di un vero e proprio autoctono di Romagna, come dimostra l’analisi del DNA effettuata dall’Istituto di San Michele all’Adige,con riconoscimento ufficiale nel Catalogo Nazionale delle Varietà dei Vitigni.  Attualmente è coltivato da sole otto aziende sulle colline di Oriolo dei fichi, antica Torre medioevale nei pressi di Faenza.

 
Foto: L’antica Torre di Oriolo dei fichi

 
La leggenda narra che nel cortile di un palazzo nobile faentino, vi fosse una vite scampata alla fillossera, di proprietà di tal Pietro Pianori detto "Centesimino" vista la sua proverbiale avarizia. Il Pianori fece innestare delle viti nel suo podere a Oriolo dei fichi con delle marze di essa e da qui si propagò in tutta la zona della torre.
 
Il vino che viene ottenuto dalle uve Centesimino ( La legge nazionale vieta infatti la menzione sauvignon rosso in quanto troppo simile al sauvignon blanc e al cabernet sauvignon e che prende quindi il nome dal soprannome del suo "padre putativo") è incredibilmente profumato, raggiunge facilmente gradazioni alcoliche elevate e dimostra ottima attitudine all’invecchiamento, ma è nella versione passita che raggiunge apici qualitativi notevoli.
  
Nella tipologia Secco si presenta nel bicchiere con un vivo color rosso porpora, consistente e con archetti molto fitti vista la gradazione elevata (dai 14,5 % in su). I sentori olfattivi sono di grande impatto con ricordi di rosa,oleandro,frutta matura a polpa nera,spezie dolci e fragolina di bosco. In bocca è morbido, con tannini vivi e buon finale.
 
Nella versione da uve stramature rimangono clamorosamente le stesse caratteristiche aromatiche del vitigno condite da sensazioni di frutta cotta,cacao e note balsamiche. In bocca è dolce e rotondo, con una persistenza infinita e aromatica.
 
Le grandi potenzialità di questo vino vengono salvaguardate dall’associazione dei Produttori,nata nel 1995, con sede all’interno della torre medioevale, che organizza visite e degustazioni nelle aziende. I produttori sono: ANCARANI, LA SABBIONA, LEONE CONTI, PODERI MORINI, LA SPINETTA, QUINZAN, ANDREA BALDUCCI E ZOLI PAOLO.
 Nella splendida vendemmia 2001, il Centesimino dell’azienda Quinzan conquistò il prestigioso SOLE della guida Veronelli.
 
A tavola con il Centesimino
 
Le spiccate caratteristiche organolettiche del Savignon, soprattutto vista l’importante aromaticità, si abbinano benissimo a piatti di media struttura con consistente componente speziata. Ottimo con tagliatelle ai funghi porcini, garganelli allo Scalogno di Romagna, strozzapreti pancetta e melanzane. Le versioni più strutturate si sposano bene a secondi di carne speziati o a selvaggina da piuma salsata e formaggi di media stagionatura. Nella tipologia passito sono ottimi gli accostamenti con crostate a base di marmellata di prugna,mora o amarena oppure a dolci a base di cioccolato fondente al 70-80%,amaretto,marzapane. Stuzzicante l’unione con formaggi erborinati.
 
Ultimamente le versioni migliori,nelle varie tipologie, sono quelle prodotte dalle aziende PODERI MORINI e LEONE CONTI.

 
 
 
 

Olio Brisighello DOP

Eccellenze di Romagna…..
Sicuramente uno dei prodotti di assoluta eccellenza presenti nell’area collinare romagnola è l’olio Brisighello. Quest’olio prende il nome dal paese collinare dove sono concentrati la maggior parte degli olivi, Brisighella appunto. Bellissimo borgo medioevale (Classificato tra i più belli d’Italia), e famoso per i suoi tre colli, gode di un particolare microclima che rende ottimale la coltivazione dell’olivo.

 
La Rocca Sforzesca di Brisighella
 

Il Brisighello è stato il primo olio extra vergine di oliva commerciato con l’etichetta DOP dell’unione Europea già dal marzo 1998. La zona di produzione ,per lo più la vallata del Lamone, al confine con la Toscana, comprende tutto o in parte il territorio dei comuni di Brisighella,Riolo Terme, Casola Valsenio, Faenza in provincia di Ravenna e Modigliana in provincia di Forlì-Cesena.

Le varietà più coltivate ,frutto di una selezione naturale, sono: la cosiddetta Nostrana di Brisighella,che predomina rappresentando circa l’80% del totale,caratterizzante l’olio Brisighello ed elemento peculiare della DOP, e la Ghiacciola con circa il 5%. Entrambe autoctone,le due varietà incidono nella tipicità del prodotto in modo fondamentale. Le altre cultivar presenti,cosiddette Toscane, sono il Leccino, il Frantoio e in misura minore il Pendolino.

L’olio ottenuto, tramite spremitura a freddo, è veramente pochissimo,ma di qualità eccelsa. Caratterizzato da sentori fruttati e netta percezione di erbe, carciofo, pomodoro e mandorla; Corposo e deciso si utilizza ottimamente a crudo su minestroni,zuppa di ceci,pasta e fagioli, crostini e carni alla griglia. In più ci sono utilizzi di alta cucina molto particolari come il gelato al brisighello,proposto  da alcuni grandi chef nella zona della riviera.

 

 

Scalogno di Romagna IGP

Lo scalogno di Romagna è un gustoso e aromatico bulbo , in grado di garantire un ruolo gastronomico particolare ed unico,esprime una storia di tradizioni contadine tipica della zona rurale dove viene coltivato, rendendogli onore.
Il territorio dove viene prodotto lo scalogno, anzi “scalogna”, come si chiamava una volta (spesso è ancora così) traendo antica origine da Ascalonia, in Giudea, è quello dei comuni del Faentino e dell’ Imolese con patria per eccellenza Riolo Terme.

 

L’IGP designa esclusivamente il bulbo cipollino della specie “Allium Ascalonicum”. Viene ottenuto secondo tecniche naturali e rispettose dell’ambiente tipico della varietà. Non può essere coltivato in successione a se stesso o ad altre liliacee, ne solanacee, barbabietole o cavoli.
Devono trascorrere almeno 5 anni per il ritorno sullo stesso appezzamento. I migliori terreni sono quelli di natura collinare con media tessitura, argillosi e asciutti, ricchi di potassio e sostanza organica, con buona esposizione e soprattutto con ottimo drenaggio che eviti il micidiale ristagno idrico.

Inconfondibile per la piccola forma a fiaschetto,la buccia coriacea,il colore, la fragranza, gli aromi delicati e sapore aristocratico. Da quasi tre millenni conserva rigorosamente il medesimo corredo genetico,che lo varia rispetto a tutti gli altri e si riproduce non attraverso fiori,semi,incroci o manipolazioni,bensì con i suoi bulbilli originari,piantati ,anno dopo anno, da capaci coltivatori ed ortolani.

Ricetta con lo scalogno: “Garganelli allo scalogno di Romagna

Ingredienti: (per 4 persone)

Garganelli fatti in casa tirando una sfoglia di 3 uova e farina 00
100 gr di Scalogno
pomodoro fresco o passata di pomodoro
sale,pepe,un pizzico di peperoncino a piacere
mezzo bicchiere di vino bianco secco
mezzo litro di brodo di carne leggero

Preparazione:
Tritare molto fine lo Scalogno sbucciato,rosolarlo in olio di oliva extra vergine lentamente per 10 minuti, aggiungere un poco per volta vino,sempre mescolando finché non viene assorbito.

Aggiungere poi il pomodoro tagliato a pezzettini oppure la passata. Cuocere qualche minuto sempre mescolando e infine mettere il brodo di carne leggero cocendo il tutto per circa tre ore a fuoco lento.

Far quindi mantecare i garganelli, una volta cotti, nel condimento ottenuto.

Servire fumanti a tavola abbinati ad un calice di Savignon Rosso di media struttura.

Trebbiano di Romagna

Un vino estivo,fresco,piacevole,con ottimo rapporto qualità prezzo.
 

Il Trebbiano è sicuramente uno dei vitigni a bacca bianca più diffusi nel territorio nazionale,soprattutto per la sua elevata produttività,che garantiva una buona resa di uve anche in annate difficili. Basti pensare che,contando tutte le varietà, entra in circa 80 denominazioni d’origine fornendo quasi un terzo della produzione di vini bianchi italiani. Ne esistono tantissime varietà: tra le più famose ricordiamo il Trebbiano d’ Abruzzo, Trebbiano Toscano, Trebbiano Romagnolo,Trebbiano Giallo,Trebbiano di Soave, Trebbiano della Fiamma, Procanico (in Umbria).

 

 
Foto: Grappolo di Trebbiano di Romagna
 
Molto probabilmente il vitigno prende origine dal bacino orientale del Mediterraneo e lega indissolubilmente la sua storia agli Etruschi e ai Romani. In particolare questi ultimi amavano molto il "Trebulanum" e lo diffusero in tutta la penisola.
 
In Romagna la sua grande presenza, in maggioranza nella pianura, è dovuta all’epoca post-fillosserica dove i contadini fecero la scelta di eliminare le uve qualitativamente più valide,ma poco produttive, puntando sul Trebbiano (decisione che ancora oggi si paga in Romagna). Indubbiamente furono favoriti dal fatto che nella zona si stavano insediando importanti organismi di lavorazione delle uve di qualità inferiore: le grandi cooperative (es. CAVIRO con il famoso Tavernello) o le industrie di distillazione, fra tutte la BUTON, famosissima per il Brandy Vecchia Romagna.
 
Infatti il Trebbiano ,come il suo "cugino" Ugny Blanc nella regione di Cognac, è un ottimo vino per la distillazione e venne incentivato nella produzione dal successo internazionale di queste aziende che retribuivano molto i produttori di uve.

 

 
Foto: Brandy Vecchia Romagna

 
Nella produzione di vino  "normale" invece, il Trebbiano è sempre stato considerato il vino del contadino,con il quale si pasteggiava normalmente durante l’anno.
Caratteristiche del Vitigno e del Vino
Elevata produttività (in alcune zone si facevano tranquillamente 400 quintali per ettaro) giunge a maturazione nella prima decade di ottobre. Il vino che ne deriva è piuttosto leggero, dal colore paglierino tenue con riflessi verdognoli, di non grande corpo,con un debole corredo aromatico (infatti viene considerato un vitigno neutro) dove spiccano sentori di fiori di campo e frutta a polpa bianca. In bocca è caratterizzato da grande freschezza e leggero retrogusto amarognolo.
L’ Abbinamento 
I vini delle aziende migliori, sono ideali come aperitivo, abbinato ad antipasti leggeri a base di verdure o pesce,tartine al formaggio, insalate di mare.
Si sposa abbastanza bene anche a minestroni di verdure, primi piatti con ragù di pollame, creme e vellutate. Nella zona litoranea vene spesso abbinato a preparazioni gastronomiche a base di cozze,vongole o crostacei,rane in guazzetto,canocchie lessate. In collina è più tipico l’accostamento a frittate di erbe aromatiche, formaggi molli come raviggiolo o casatella accompagnati di piadina, minestre in brodo e altri piatti poco strutturati.
 
A mio modesto parere i migliori Trebbiano di Romagna DOC sono il DALBIERE della Fattoria ZERBINA e il VIGNA DEL RIO dell’ Azienda TRE MONTI  di Imola.
 

 

                           

                                                                                                                      Foto: Vigna del Rio (Tre Monti)

       

Il formaggio di fossa

Questo stupendo formaggio viene prodotto in locali particolari, denominate appunto “Fosse”, presenti nella zona di Sogliano al Rubicone, in provincia di Cesena.

Le fosse venivano utilizzate per la conservazione di tutte le derrate alimentari sin dal periodo romano. E già dall’   VIII e IX secolo a.c. si ha la presenza di “caseifici” annessi agli allevamenti ovini e bovini, come testimoniano diversi ritrovamenti archeologici nel territorio.

Vi sono documenti, datati 1736, che attestano la vendita del formaggio prodotto a Sogliano con un prezzo decisamente più alto rispetto agli altri, segno della maggiore qualità di esso.

Infatti, dalla seconda metà dell’ Ottocento l’infossamento del formaggio è a pagamento.
La valorizzazione commerciale del prodotto è piuttosto recente, quando nel 1972 la PRO LOCO di Sogliano ripristina l’antica festa di Santa Caterina, il 25 novembre, che coincideva con l’apertura tradizionale delle fosse.

Queste fosse, scavate nel tufo, vengono rivestite di paglia e canne, nel pavimento vi sono assi di legno dove viene sistemato il formaggio a stagionare chiuso in appositi sacchi di tela bianca. Esse vengono sterilizzate bruciando piccole quantità di paglia al loro interno e una volta riempite di formaggio rimangono chiuse ermeticamente per circa tre mesi.

Prodotto con latte vaccino e ovino, il fossa ha una forma irregolare ed un colore che va dal bianco fino al giallo ambra per i più stagionati. La parte esterna del formaggio,prevalentemente umida e grassa, si presenta,in alcuni casi, ricoperta da grasso condensato e muffe. Il gusto di questo splendido prodotto è importante e deciso,molto saporito e di lunga persistenza. Viene consumato da solo in scaglie, grattugiato su piatti importanti e come componente di preparazioni gastronomiche di alto rango.

Abbinamento della tradizione con un grande Sangiovese di Romagna Riserva oppure un’ Albana Passito.

Sale dolce di Cervia

Il sale dei Papi

Denominato “dolce” per la mancanza di altri Sali potassici,presenti naturalmente nell’acqua marina, era destinato in parte al consumo del Papa nei banchetti in Vaticano, quando la Romagna faceva parte dello Stato Pontificio. Tale tradizione è ripetuta oggi da una delegazione del comune di Cervia che, alla raccolta del Sal Fiore, la parte più pregiata, ne fa dono al Pontefice.

 
Foto: la raccolta a mano del sale

Oltre ad avere questo caratteristico gusto meno amarognolo rispetto agli altri Sali, quello di Cervia è anche meno duro,corrosivo e meno bianco.

Le saline di Cervia, 827 ettari di estensione, hanno un’origine antichissima risalente all’epoca etrusca. Hanno condizionato molto l’economia della città nei secoli scorsi essendo fulcro di commercio via mare grazie alla vicinanza di importanti città portuali come Ravenna.

Negli anni ’60 , complice il grande flusso del turismo rivierasco, si è abbandonata la raccolta tradizionale a scapito di un moderno stabilimento che era in grado di produrre fino a 25 mila tonnellate di sale l’anno.

Fortunatamente una piccola area è rimasta a lavorazione tradizionale, la salina CAMILLONE, che viene gestita dal Gruppo Culturale Civiltà Salinara composto da circa 200 soci, venti dei quali lavorano volontariamente per mantenere in vita una tradizione antichissima: l’acqua di mare è trasferita da una vasca all’altra per caduta, il sale si forma per evaporazione e i salinari lo raccolgono ogni giorno a mano, non appena si forma uno strato di 1-2 cm.

Perfetto con i piatti di pesce azzurro dell’Adriatico, viene utilizzato da moltissimi grandi Chef italiani ed internazionali nella preparazione di gustosi manicaretti.

Oggi oltre al confezionamento naturale in sacchi di iuta, viene addizionato anche ad erbe aromatiche in modo da poter essere un condimento universale molto elegante e versatile.