Ricordi lontani..: l’uva pigiata con i piedi nelle bingonce, la festa, l’allegria, i pranzi in mezzo ai campi… in vendemmia tutto era "abbondanza"! E poi la primavera successiva ecco il vino giovane: la schiuma che riempie il bicchiere, la punta di dolciastro che caratterizza il gusto, e quel colore inconfondibile..!

Mai come oggi è stata viva la voglia di riassaporare saporei lontani, piatti della vecchia tradizione contadina, il vino dei nostri nonni… bhè, forse qui qualcosa è cambiato..! Il mercato del vino è radicalmente mutato, come del resto è cambiata la società sotto tutti gli aspetti. Anche nel settore enologico la globalizzazione si è fatta sentire con tutti i suoi aspetti positivi ma anche con quelli negativi.. In una qualsiasi enoteca oggi, accanto ai vini italiani, troviamo bottiglie francesi, cilene, australiane.. chi vuole immettersi nel mercato del vino oggi, deve necessariamente accettare il confronto e tenere sotto controllo la richiesta del mercato.
Il "vino del nonno" sembra quindi non andare più bene; sono cambiati i parametri organolettici, il consumatore vuole un vino diverso: vini ricchi di struttura ma morbidi al tempo stesso; i profumi eleganti e delicati ma intensi.. Il vino tipico non è più quello di 20 anni fa, la società è cambiata, il consumatore è in continua evoluzione ed anche i prodotti cambiano e devono cambiare.
La parola giusta è rinnovare che non significa però stravolgere. Come accennavo in precedenza, la globalizzazione è un po’ un’arma a doppio taglio: da una parte aiuta e stimola la crescita, dall’altra rischia di omologare il gusto appiattendo così il mercato.
La verità..? Come spesso accade sta nel mezzo. La modernizzazione in campo enologico non avrà mai fine, ma è bene non dimenticare mai che se non ci fosse la tradizione, non ci sarebbe storia.. ed il "vino del nonno" rappresenta forse la storia di quelli che sono oggi i grandi vini italiani (quelli grandi davvero e non quelli per così dire "industriali")
A questo proposito, concluderei con una citazione del Grande "maestro" Luigi Veronelli : "il peggior vino contadino e sempre meglio del miglior vino industriale!"

























