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Blog di Vino

Informazioni sul Vino e sul mondo VitiVinicocolo

Gli assaggi : le tue esperienze con particolari etichette

Archive for I miei assaggi

Sauvignon di Maremma: Montauto Vini

Azienda Montauto - Manciano - Maremma 

Vi vogliamo presentare oggi un bianco strepitoso: un Sauvignon in purezza dell’azienda vinicola Montauto Vini.

Questo vino, "Enos" il nome, nasce in un angolo della Maremma, nel comune di Manciano, in località Montauto dalla quale prende il nome l’azienda. La proprietà è situata in collina, a 150 m sul livello del mare e a soli 15 km dalla costa dalla quale beneficia della preziosa brezza marina che, unita ad un clima favorevole caratterizzato da importanti escursioni termiche e ad una conformazione del terreno particolarmente vocato allo sviluppo di una viticoltura di qualità, danno risultati enologici eccellenti.

Ma parliamo di Enos... Come dicevo si tratta di un Sauvignon 100%, le uve provengono da vigneti di un’età media di 15 anni; siamo nell’ordine di 1,5 kg di produzione a ceppo.  La macerazione a freddo dura 36 ore, pressatura soffice e fermentazione rigorosamente in acciaio. Il vino che si ottiene ha caratteri straordinari ed inconfondibili: finalmente un vino di territorio! …che sia autoctono od internazionale in realtà poco importa se esprime al meglio il carattere della terra in cui nasce. Ed Enos è davvero un maremmano 100%!

I profumi sono netti, di eleganza e finezza estrema, con note di frutta a polpa bianca, leggermente esotiche e di grande freschezza. In bocca conferma a pieno le aspettative: alla freschezza e vivacità del prodotto si aggiunge una piacevolissima morbidezza ed un buon corpo. Un finale lungo e pulito, nel complesso un vino di gran carattere, equilibrato ed elegante.

Per quanto riguarda gli abbinamenti ci si può davvero sbizzarrire: provatelo naturalmente con pesce (come vuole la tradizione!), con tortelli maremmani al burro e salvia…  Andate poi oltre i soliti canoni e provatelo con carni bianche come il coniglio in salsa bianca per esempio, e ancora … un azzardo? Provatelo con una pasta acqua e farina condita con scaglie di tartufo bianco!

Complimenti a questa azienda giovane e dinamica, che pur essendo sul mercato solo da pochi anni, ha già ottenuto importanti riconoscimenti da alcune tra le più importanti guide e testate del settore ( Gambero Rosso, Veronelli, Espresso, Luca Maroni… ).

Marchesi de’ Frescobaldi: Vendemmia tardiva Pomino

Ho assaggiato in questi giorni un’eccellente Vendemmia Tardiva dei Marchesi de’ Frescobaldi: Castello di Pomino Vendemmia Tardiva 2003 (Toscana).

Penserete che forse certi vini non hanno bisogno di presentazione.. forse è proprio così! ..specie quando il "nome" è così autorevole da non lasciare spazio a molte interpretazioni..
E infatti l’assaggio è stato una vera e propria conferma di ciò che pensavo: una bottiglia fantastica!
Un blend che potrmmo definire pittosto creativo per le nostre zone: Chardonnay, Traminer, Pinot Grigio e Pinot Bianco. Di un meraviglioso colore ambrato con luccicanti riflessi dorati, questo vino ha profumi intensi, di frutta secca e miele. In bocca è straordinariamente avvolgente, forse con uno spessore leggermente inferiore a quanto mi aspettavo, ma secco quanto basta, con una nota zuccherina importante, ben compensata dal tenore alcolico (13.5 gradi)
Da provare sui formaggi stagionati, meglio se erborinati; ottimo sui caprini.
In questo periodo impossibile evitare l’abbinamento con i tanti dolci natalizi: pasticceria secca, magari arricchita da frutta secca e miele.
Ottimo anche come vino da meditazione.

Bianco di Pitigliano Superiore: Oroluna

Proprio l’altra  sera, in un ristorante di Pitigliano, ho assaggiato la nuova bottiglia della Tenuta Roccaccia: si tratta di un Bianco di Pitigliano Superiore
Complice anche l’eccellente vendemmia 2006, che probabilmente passerà alla storia come una delle annate migliori degli ultimi anni, Oroluna (questo il nome scelto per la nuova etichetta), è un vino carico di profumi e di aromi.

Oroluna ha colore giallo paglierino piuttosto brillante, limpido; i profumi, eleganti, sono molto persistenti, sono rimasti ben nitidi fino alla fine della cena, anzi… nell’ultimo bicchiere bevuto si erano ampliati anche grazie alla temperatura del vino che era leggermente salita. In bocca è fresco , sapido e avvolgente, conferma pienamente le prime impressioni avute al naso.
Sorprendente è sato anche l’abbinamento con un piatto di gniudi all’orica conditi con burro fuso e scaglie di tartufo freschissimo..! I profumi intensi ma estremamente delicati del tartufo si sposavano benissimo con quelli aromatici ed eleganti di questo vino.. La sua acidità, compensava alla grande l’untuosità del burro, così come la sensazione avvolgente che lasciava in bocca era perfetta per la delicata consistenza degli gnudi, resa ancora più fine dalla presenza dell’ortica..
Lo consiglio a tutti gli amanti dei bianchi delicati che non vogliono però rinunciare al carattere! ..ancora meglio se accompagnato da questo piatto, che oltre tutto era eccezionale già da solo..! Non è mai facile secondo me, trovare un vino che si accosti bene al tartufo, visti gli aromi e i profumi talmente particolari che lo caratterizzano.. ma stavolta, abbiamo fatto centro.. almeno per come la vedo io..!
Devo ammettere che la Tenuta Roccaccia, che già conoscevo molto bene, con questa nuova etichetta ha davvero reso completa la propria gamma di prodotti, dando un’alternativa a chi, pur amando il Bianco di Pitigliano, non vuole rinunciare ad un vino un po’ più profumato ed aromatico.
Ah…10 e lode naturalmente anche per il ristorante… Ceccottino, che cito molto volentieri perchè lo trovo uno dei migliori ristoranti della zona, dove qualità e servizio sono sempre al massimo.. anche nelle sere più affollate..dove in genere.. casca l’asino!

Bianco di Pitigliano 2006:Montauto Vini

Dei Vini di Montauto ne abbiamo già parlato in passato.. torno a parlarne con piacere perchè il Bianco di Pitigliano 2006 è stato una piacevole scoperta!

L’azienda, dall’ultima vendemmia, ha deciso di valorizzare al massimo i vitigni locali, scegliendo per questo motivo, di utilizzare insieme al Trebbiano, la Malvasia  con il Grechetto, lasciando in questo caso da parte i vitigni internazionali. Una scelta importante e sempre più apprezzata dal mercato, che dopo anni di Chardonnay, Merlot e quant’altro, sta riscoprendo il vero valore del nostro preziosissimo patrimonio viticolo.

Bhè.. il risultato è stato estremamente interessante. Lo Chardonnay è in genere il vitigno più utilizzato per "smussare" gli angoli un po’ aciduli del Trebbiano e per conferire quel fresco bouquet al Bianco di Pitigliano che prevede una percentuale di Trebbiano che va dal 50 al 70%.. Ma lo stesso risultato, se non addirittura superiore, è stato decisamente ottenuto con Grechetto e Malvasia, dove quest’ultima in modo particolare, ha avuto il grande merito di conferire intensi profumi.

 All’occhio il vino appare di un giallo paglierino brillante, limpido. I profumi sono la cosa che più colpisce di questo bianco: intensi, fruttati, armonici, molto delicati.. profumi che vengono ben confermati al gusto, dove la giusta freschezza si accosta in modo perfetto ad un retrogusto leggermente amarognolo. Nel complesso un vino perfettamente equilibrato e molto piacevole, da gustare fresco, nelle calde serate estive. Gradazione alcolica Bianco di Pitigliano 2006: 13 gradi.

L’Almanacco del Berebene  del Gambero Rosso lo premia con l’Oscar Qualità/Prezzo, riconoscimento importantissimo visto il grande valore acquisito da questo parametro sui mercati nazionali ed internazionali.

La valorizzazione dei vitigni autoctoni è una scelta aziendale fatta anche sugli altri prodotti: sul Rosso Sovana (Sangiovese e Ciliegiolo) e sul nuovissimo Tiburzio (Sangiovese ed Alicante).. Unica "chicca internazionale": Enos, un Sauvignon in purezza, al quale l’azienda non può giustamente rinunciare visti gli eclatanti risultati che riesce a dare con questo vitigno e dei quali.. torneremo sicuramente a riparlare su queste pagine!

Allora.. 10 e lode ai Vini Montauto che contribuiscono in modo importante a portare alla ribalta il nome del nostro Bianco di Pitigliano.. e non solo..

Savignôn Bianco, anzi no… Rosso!

Nonostante il nome sia simile, non stiamo parlando di un nobile vitigno a bacca bianca Francese,ma di un vero e proprio autoctono di Romagna, come dimostra l’analisi del DNA effettuata dall’Istituto di San Michele all’Adige,con riconoscimento ufficiale nel Catalogo Nazionale delle Varietà dei Vitigni.  Attualmente è coltivato da sole otto aziende sulle colline di Oriolo dei fichi, antica Torre medioevale nei pressi di Faenza.

 
Foto: L’antica Torre di Oriolo dei fichi

 
La leggenda narra che nel cortile di un palazzo nobile faentino, vi fosse una vite scampata alla fillossera, di proprietà di tal Pietro Pianori detto "Centesimino" vista la sua proverbiale avarizia. Il Pianori fece innestare delle viti nel suo podere a Oriolo dei fichi con delle marze di essa e da qui si propagò in tutta la zona della torre.
 
Il vino che viene ottenuto dalle uve Centesimino ( La legge nazionale vieta infatti la menzione sauvignon rosso in quanto troppo simile al sauvignon blanc e al cabernet sauvignon e che prende quindi il nome dal soprannome del suo "padre putativo") è incredibilmente profumato, raggiunge facilmente gradazioni alcoliche elevate e dimostra ottima attitudine all’invecchiamento, ma è nella versione passita che raggiunge apici qualitativi notevoli.
  
Nella tipologia Secco si presenta nel bicchiere con un vivo color rosso porpora, consistente e con archetti molto fitti vista la gradazione elevata (dai 14,5 % in su). I sentori olfattivi sono di grande impatto con ricordi di rosa,oleandro,frutta matura a polpa nera,spezie dolci e fragolina di bosco. In bocca è morbido, con tannini vivi e buon finale.
 
Nella versione da uve stramature rimangono clamorosamente le stesse caratteristiche aromatiche del vitigno condite da sensazioni di frutta cotta,cacao e note balsamiche. In bocca è dolce e rotondo, con una persistenza infinita e aromatica.
 
Le grandi potenzialità di questo vino vengono salvaguardate dall’associazione dei Produttori,nata nel 1995, con sede all’interno della torre medioevale, che organizza visite e degustazioni nelle aziende. I produttori sono: ANCARANI, LA SABBIONA, LEONE CONTI, PODERI MORINI, LA SPINETTA, QUINZAN, ANDREA BALDUCCI E ZOLI PAOLO.
 Nella splendida vendemmia 2001, il Centesimino dell’azienda Quinzan conquistò il prestigioso SOLE della guida Veronelli.
 
A tavola con il Centesimino
 
Le spiccate caratteristiche organolettiche del Savignon, soprattutto vista l’importante aromaticità, si abbinano benissimo a piatti di media struttura con consistente componente speziata. Ottimo con tagliatelle ai funghi porcini, garganelli allo Scalogno di Romagna, strozzapreti pancetta e melanzane. Le versioni più strutturate si sposano bene a secondi di carne speziati o a selvaggina da piuma salsata e formaggi di media stagionatura. Nella tipologia passito sono ottimi gli accostamenti con crostate a base di marmellata di prugna,mora o amarena oppure a dolci a base di cioccolato fondente al 70-80%,amaretto,marzapane. Stuzzicante l’unione con formaggi erborinati.
 
Ultimamente le versioni migliori,nelle varie tipologie, sono quelle prodotte dalle aziende PODERI MORINI e LEONE CONTI.

 
 
 
 

Olio Brisighello DOP

Eccellenze di Romagna…..
Sicuramente uno dei prodotti di assoluta eccellenza presenti nell’area collinare romagnola è l’olio Brisighello. Quest’olio prende il nome dal paese collinare dove sono concentrati la maggior parte degli olivi, Brisighella appunto. Bellissimo borgo medioevale (Classificato tra i più belli d’Italia), e famoso per i suoi tre colli, gode di un particolare microclima che rende ottimale la coltivazione dell’olivo.

 
La Rocca Sforzesca di Brisighella
 

Il Brisighello è stato il primo olio extra vergine di oliva commerciato con l’etichetta DOP dell’unione Europea già dal marzo 1998. La zona di produzione ,per lo più la vallata del Lamone, al confine con la Toscana, comprende tutto o in parte il territorio dei comuni di Brisighella,Riolo Terme, Casola Valsenio, Faenza in provincia di Ravenna e Modigliana in provincia di Forlì-Cesena.

Le varietà più coltivate ,frutto di una selezione naturale, sono: la cosiddetta Nostrana di Brisighella,che predomina rappresentando circa l’80% del totale,caratterizzante l’olio Brisighello ed elemento peculiare della DOP, e la Ghiacciola con circa il 5%. Entrambe autoctone,le due varietà incidono nella tipicità del prodotto in modo fondamentale. Le altre cultivar presenti,cosiddette Toscane, sono il Leccino, il Frantoio e in misura minore il Pendolino.

L’olio ottenuto, tramite spremitura a freddo, è veramente pochissimo,ma di qualità eccelsa. Caratterizzato da sentori fruttati e netta percezione di erbe, carciofo, pomodoro e mandorla; Corposo e deciso si utilizza ottimamente a crudo su minestroni,zuppa di ceci,pasta e fagioli, crostini e carni alla griglia. In più ci sono utilizzi di alta cucina molto particolari come il gelato al brisighello,proposto  da alcuni grandi chef nella zona della riviera.