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Innovazione in cantina e nelle tecniche di conduzione del vigneto
Archive for Innovazione
Giugno 3, 2007 at 16:38 · Filed under Vini bianchi, Vini Rossi, Produttori, Vino laziale, Innovazione
La viticoltura laziale sta vivendo, negli ultimi anni, un periodo di grande fermento. Ormai quasi del tutto libera dalla pesante eredità lasciata dai "vini dei Castelli", considerati in passato come vini che prediligevano le grandi quantità, spesso a scapito della qualità, i vini del lazio stanno attraversando un periodo di forte slancio.
Tutto questo grazie al costante impegno di numerosi imprenditori che hanno creduto in una rinascita della viticoltura laziale ed hanno per questo, lavorato duramente raggiungendo risultati, in alcuni casi eccellenti. Ne è un esempio la Tenuta Sant’Isidoro, nata alla fine degli anni ‘30 a Tarquinia. I vigneti occupano circa 57 ettari dell’azienda, dislocati tra i comuni di Tarquinia e Montalto di Castro.

Escluso un appezzamento di Trebbiano Toscano del 1978, gli altri impianti risalgono alla seconda metà degli anni ‘90 e comprendono: Montepulciano, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdoit e Chardonnay. La cantina, ristrutturata nel 2001, è attrezzata con macchinari all’avnguardia, con i quali si ottengono prodotti eccellenti grazie anche alla mano esperta del ben noto Dottor Riccardo Cotarella, enologo dell’azienda.
Tre sono i vini prodotti dalla Sant’Isidoro: il "Corithus" (Sangiovese 50%, Montepulciano 30% e Merlot 20%); il "Forca di Palma" (Chardonnay 70% e Trebbiano 30%) ed il "Soremidio" (Montepulciano 100%). I numerosi e prestigiosi riconoscimenti ottenuti da tutti e tre i vini negli ultimi anni, dimostrano la grande spinta in avanti che l’azienda sta dando alla propria viticoltura ed alle tecnologie, curando con estrema attenzione ogni particolare di ogni singolo prodotto.
Alla guida della Tenuta, Antonio e Giovanni Palombi, i due fratelli che stanno portando alla ribalta l’azienda creata da nonno Giovanni, dando in questo modo un contributo importante per innalzare la qualità dei vini della regione Lazio.
(Degustazione dei vini della Tenuta Sant’Isidoro: 10 Giugno 2007, Agriturismo Podernuovo, Acquapendente. Per info www.ilsaporedivino.com )
Maggio 27, 2007 at 10:43 · Filed under News, Innovazione, Curiosità
Il tappo di sughero resterà probabilmente, ancora per molto, il tipo di chiusura più diffusa per le bottiglie da vino.. Ancora per molto.. Si comincia però a sentire parlare sempre più spesso della ricerca di soluzioni alternative, sia perchè questo materiale potrebbe scarseggiare nel tempo, sia perchè, a volte, può rilevarsi inaffidabile..
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Il sughero, in realtà, rappresenterebbe il materiale migliore per la perfetta conservazione di un vino: presenta una grande elasticità, viene infatti sottoposto ad una forte compressione, ma recupera immediatamente la forma originale; possiede grandi qualità ermetiche e nonostante ciò, la sua particolare struttura gli consente di far respirare il vino nel modo giusto.
Tutte queste caratteristiche positive, si contrappongono inevitabilmente al terribile problema dal quale nessun tappo è al sicuro: il classico odore di tappo che colpisce di media il 4%della produzione mondiale di vino. Il responsabile di questo sgradevole odore, che si trasferisce poi sul vino, rovinandone irrimediabilmente la qualità, è la presenza del tricloroanisolo (TCA) che si forma a causa di una carica fungina, presente nell’aria e che penetra all’interno del tappo. Questo problema rappresenta purtroppo la spina nel fianco della aziende, non ne sono esenti neanche i tappi di grande qualità, è infatti un problema che colpisce il sughero.
Per questo motivo, negli anni si è cercata e si continua ancora ha cercare una soluzione alternativa al tappo di sughero. Negli anni ‘80, sono arrivati sul mercato i tappi di silicone, composti da una miscela di materiali termoplastici, detti elastomeri. Inizialmente questi tappi, sono arrivata sul mercato con numerosi problemi: rilasciavano sgradevoli odori, erano spesso troppo rigidi.. Inconvenienti che sono stati superati negli anni ‘90, anche se, ancora oggi, il tappo di silicone presenta alcuni problemi non ancora risolti. Il più importante è rappresentato dal fatto che il tappo di silicone, con il tempo, tende a ritirarsi leggermente, causando una possibile ossidazione del prodotto. Per questo motivo i tappi di silicone vengono utilizzati principalmente per i vini bianchi e per i vini di pronta beva, non per i prodotti che necessitano di lunghi affinamenti in bottiglia.
L’alternativa al sughero di cui si sente spesso parlare ultimamente è il vetro. Il tappo di vetro sembrerebbe infatti l’unico in grado di conservare al meglio il vino, alla pari del sughero senza avere però il grosso inconveniente del…"questo vino sa di tappo!"..
Bhè, i costi purtoppo sono ancora molto alti, al costo stesso del tappo si somma infatti anche quello del macchinario che si utillizza per tappare le bottiglie, costi che scoraggiano i produttori ad investire su questa alternativa.
Vedremo se la tacnologia farà ancora qualche altro passo in avanti in questo settore, per adesso, godiamoci il "romanticismo" del sughero.. finchè dura, sperando che quel 4% di vino che sa di tappo non cada proprio sulla nostra tavola..! ..anche se sicuramente.. una passatina ogni tanto la farà!
Maggio 25, 2007 at 09:59 · Filed under News, Vini bianchi, Produttori, Vino umbro, Innovazione, Curiosità
Molti di voi conosceranno il notissimo Sagrantino di Montefalco. La zona del Sagrantino è situata a sud della città di Perugia, nel cuore dell’Umbria. In questa zona, la tradizione vitivinicola, ha origini medioevali, quando un gruppo di monaci benedettini, bonificò l’area ed iniziò ad impiantare alcune delle verietà più antiche della regione, tra le quali proprio il Sagrantino. Da queste uve si ottiene un ottimo vino rosso ed un eccellente passito, tra i più noti d’Italia.

Dicevo appunto.. ottimi ed eccellenti vini.. rossi.. Ma all’appasionato di enologia non sarà di certo sfuggita la tanto discussa quanto curiosa notizia di un Sagrantino.. bianco! Per chi invece non ne avesse ancora sentito parlare, e magari sta pensando ad una vinificazione in bianco del Sagrantino, è fuori strada.. Si tratta infatti di un vero e proprio vitigno! .. No, non è uno scherzo.. è realtà, anche se per metà virtuale ma sulla strada di divenire reale al 100%..!
L’artefice di questa idea, ancora bizzarra almeno fino a che tutti non ci avranno fatto la bocca (ed anche l’occhio!) è una delle più famose cantine di Montefalco: quella di Arnaldo Caprai. Da circa 10 anni infatti un gruppo di enologi capeggiati dal professor Leonardo Valenti, docente dell’Università di Milano, ha lavorato su questo progetto, ottenendo, tramite il processo di autofecondazione, un vitigno inesistente in natura, ma che possiede le caratteristiche presenti nei caratteri genetici del Sagrantino. La prima vendemmia è stata quella del 2006, ed i primi campioni sperimentali, sono stati fatti assaggiare a giornalisti ed esperti del settore, durante lo scorso Vinitaly.

Naturalmente il team di Caprai dovrà ancora lavorare un po’ prima che il consumatore possa trovare in enoteca o al ristorante una bottiglia di Sagrantino bianco.. Ma Caprai non perde tempo.. il lancio del vino è infatti già stato proposto sul mondo virtuale di Second Life, dove i suoi abitanti già godono di questa novità!
La cantina Arnaldo Caprai è già nota ai più per la sua lungimirnza non solo in campo enologico, ma anche in quello del merketing e della comunicazione aziendale.. il Sagrantino bianco su Second Life ne è l’eclatante testimonianza! Sulle orme di una nota casa vitivinicola americana, l’azienda ha deciso di utilizzare questo banco di prova virtuale, per raccogliere reazioni ed informazioni da parte del consumatore ancor prima che il vino sia… reale! Bhè.. non c’è che dire, tanto di cappello a chi, come Caprai ha già in passato spianato la strada alla rimonta del Sagrantino e che, si riconferma negli anni come un grande innovatore del mondo enologico e delle sue stratgie comunicative!
Maggio 13, 2007 at 13:58 · Filed under News, Vini bianchi, Vino toscano, Innovazione, Curiosità
La Toscana, da sempre regina di grandi rossi, la maggior parte a base Sangiovese, si sta facendo largo spazio anche nel mercato dei vini bianchi toscani. Il Vermentino potrebbe davvero diventare l’altra faccia della Toscana (quella bianca!!) nel prossimo futuro.
Principalmente diffuso in Sardegna ed in Liguria, questo vitigno vanta una larga diffusine anche in Toscana.

Molto spesso in assemblaggio con altri vitigni, è sempre più presente anche come unico e solo..! Il Vermentino ama il mare, il sole, è il vitigno del Tirreno, è sulle coste tirreniche che raggiunge infatti il massimo splendore, anche se ultimamente, viene vinificato in purezza con sorprendente successo anche nelle zone più interne della Toscana.
Proprio adesso che stiamo andando verso la stagione calda, e che si comincia un po’ a faticare con i rossi, questa varietà, aromatica e gradevole, può essere l’ottima compagna di fresche cenette estive e di stuzzicanti aperitivi. Il Vermentino è infatti un vino asciutto, che non manca di corpo e di profumi, adattissimo a piatti di mare più o meno elaborati. A seconda della zona di produzione e naturalmente, dello stesso produttore.., questo vino può avere espressioni molto diverse, accomunate comunque dai suoi sentori tipici e caratteristici.

La Toscana in campo vitiviniclo ha sempre avuto molto da insegnare ed allo stesso tempo, si è dimostrata pronta e capace di imparare e di rinnovarsi continuamente.. chissà se davvero in futuro non la sentiremo chiamare "..terra di grandi bianchi.." ..sorry.. "..anche terra di grandi bianchi.."… il cavallo di battaglia sarà sempre e comunque il rosso, su questo non abbiamo dubbi.. ma siamo sicuramente pronti ad allargare gli orizzonti..!