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Archive for Racconti
Marzo 21, 2008 at 13:22 · Filed under Vini bianchi, Racconti, Gastronomia, Vino toscano
La Torta di Pasqua, o Torta Pasqualina, è uno dei piatti più ricorrenti nelle tavole di questi giorni. Originaria della Liguria, questa torta aveva in passato anche un significato religioso: la pasta sfoglia con la quale veniva avvolta era una pasta formata da 33 strati in ricordo degli anni che aveva Cristo quando fu crocifisso.

E’ un piatto semplice ma al tempo stesso ricco e gustoso. In Italia viene preparata in molti modi, spesso anche totalmente diversi. Ma anche se le versioni sono numerose, molte delle quali vedoni i carciofi protagonisti, sembra che originariamente questo piatto venisse preparato con le bietole unite ai formaggi. Si tratta (o almeno si trattava) di un piatto povero, popolare, per la cui preparazione venivano utilizzati gli ingredienti offerti dalla campagna.
Lo sfizioso involucro di pasta racchiude un impasto di bietole, ricotta, burro, erbette tritate, parmigiano e pecorino grattugiato. Al suo interno inoltre, prima di chiuderla con il disco superiore di pasta, vengono infilete nell’impasto alcune uova lesse che, oltre a dare consistenza… fanno aria di Pasqua!
Buon Appetito e Buona Pasqua a tutti!
p.s. l’abbinamento migliore? un bianco abbastanza delicato ma profumato.. come un Vermentino Toscano per esempio..!
Febbraio 25, 2008 at 04:34 · Filed under Racconti, Curiosità
Fondamentale per l’affinamento di molti vini, il legno viene oggi utilizzato in forme, dimensioni e tipologie di molti generi.
Si sente spesso parlare di botti grandi, piccole barrique di Borgogna, di Bordeaux, caratellei, botticelle, rovere francese.. e chi più ne ha più ne metta! Tra tutti questi mille "contenitori",la barrique è forse quello che desta maggior curiosità da parte dei consumatori.

Il tipo di legno più utilizzato per la costruzione delle botti (la differenza tra botte e barrique sta nelle dimensioni: il termine botte viene infatti utilizzato per indicare contenitori molto più grandi delle barrique), è in genere il Rovere. Viene utilizzato il legno del durame (parte centrale del fusto) di piante secolari per le sue caratteristiche di maggior elasticità e compattezza.
Quetso legno riesce a conferire al vino un gusto ed un profumo dolce che ricorda vaniglia e cioccolato. La botte ha, come dicevamo, una capacità enorme, in genere che va dai 25 ai 50 ettolitri: la cessione di sostanze aromatiche è quindi molto meno forte rispetto a contenitori più piccoli: varia infatti il rapporto tra superficie e vino a contatto rispetto a contenitori più piccoli.
Per quanto riguarda la barrique, possiamo fare una prima distinzione tra barrique della zona di Bordeaux (228 litri) e barrique delle Borgona. Nata in Francia, anche qui venne inizialmente utilizzata per il trasporto del vino, in particolare verso l’Inghilterra. Poi, in seguito, ci si cominciò a rendere conto che la permanenza in questo contenitore modificava le caratteristiche del vino, spesso in meglio. Cominciò quindi ad essere utilizzata per l’affinamento.
Anch’essa di Rovere, in genere di Rovere francese delle sottozone dell’Allier, del Limousin e del Troncais; oppure dell’Alsazia e, più precisamente della zona limitrofa dei Vosgi.
L’impegno delle barrque è diffuso in tutto il mondo anche se, fino a qualche anno fa, la barrique veniva utilizzata in modo "massiccio" ed a volte pesante, oggi quets amoda del "legno" sta via via lasciando il posto a vini in cui.. il legno ci deve essere..ma non deve sentirsi!
Novembre 2, 2007 at 05:40 · Filed under News, Vini Rossi, Racconti, Vino francese, Eventi, Enoturismo, Curiosità
Il 5 Novembre prossimo torna l’appuntamento con il Salone Nazionale del Vino Novello, a Vicenza presso l’area fiere della città. Un’occasione importante per gli amanti del Novello che in questa sede avranno l’occasione di assaggiare alcune tra le migliori etichette di Novello italiano.

Negli ultimi anni gli amanti dei Novelli sono cresciuti vertiginosamente, il Novello è infatti una produzione "allegra", fresca, profumata e gradevole, un vino da tutto pasto che piace molto perchè leggero e facile da bere. Alcuni tra i racconti più attendibili, collocano le sue origini in Francia, agli inizi del 1900, quando alcuni ricercatori stavano tentando di trovare un modo per conservare l’uva da tavola. Il risultato si rivelò un fallimento dal punto di vista della conservazione dei grappoli. Fu invece un successo per la vinificazione: si ottenne infatti un vino profumato e gradevole, il primo Beaujolais Noveau. In Italia questa novità arrivò negli anni ‘70 grazie all’interessamento di due tra le più importanti case vinicole: Gaja ed Antinori.
Un evento importante quello di Vicenza, probabilmente l’unico in Italia che vede protagonisti i più grandi Novelli Italiani. Proprio questo Salone, giunto quest’anno alla sua ventesima edizione, ha enormemente contribuito a valorizzare la conoscenza e la commercializzazione di questa produzione, tanto che cresce ogni anno il numero dei consumatori che attendono il 6 Novembre (data nella quale è autorizzata la commercializzazione dei Novelli in Italia) per brindare alla nuova vendemmia.
Ottobre 20, 2007 at 09:27 · Filed under Racconti, Curiosità
Ricordi lontani..: l’uva pigiata con i piedi nelle bingonce, la festa, l’allegria, i pranzi in mezzo ai campi… in vendemmia tutto era "abbondanza"! E poi la primavera successiva ecco il vino giovane: la schiuma che riempie il bicchiere, la punta di dolciastro che caratterizza il gusto, e quel colore inconfondibile..!

Mai come oggi è stata viva la voglia di riassaporare saporei lontani, piatti della vecchia tradizione contadina, il vino dei nostri nonni… bhè, forse qui qualcosa è cambiato..! Il mercato del vino è radicalmente mutato, come del resto è cambiata la società sotto tutti gli aspetti. Anche nel settore enologico la globalizzazione si è fatta sentire con tutti i suoi aspetti positivi ma anche con quelli negativi.. In una qualsiasi enoteca oggi, accanto ai vini italiani, troviamo bottiglie francesi, cilene, australiane.. chi vuole immettersi nel mercato del vino oggi, deve necessariamente accettare il confronto e tenere sotto controllo la richiesta del mercato.
Il "vino del nonno" sembra quindi non andare più bene; sono cambiati i parametri organolettici, il consumatore vuole un vino diverso: vini ricchi di struttura ma morbidi al tempo stesso; i profumi eleganti e delicati ma intensi.. Il vino tipico non è più quello di 20 anni fa, la società è cambiata, il consumatore è in continua evoluzione ed anche i prodotti cambiano e devono cambiare.
La parola giusta è rinnovare che non significa però stravolgere. Come accennavo in precedenza, la globalizzazione è un po’ un’arma a doppio taglio: da una parte aiuta e stimola la crescita, dall’altra rischia di omologare il gusto appiattendo così il mercato.
La verità..? Come spesso accade sta nel mezzo. La modernizzazione in campo enologico non avrà mai fine, ma è bene non dimenticare mai che se non ci fosse la tradizione, non ci sarebbe storia.. ed il "vino del nonno" rappresenta forse la storia di quelli che sono oggi i grandi vini italiani (quelli grandi davvero e non quelli per così dire "industriali")
A questo proposito, concluderei con una citazione del Grande "maestro" Luigi Veronelli : "il peggior vino contadino e sempre meglio del miglior vino industriale!"
Settembre 26, 2007 at 12:23 · Filed under News, Vini bianchi, I miei assaggi, Racconti, Produttori, Gastronomia, Vino toscano, Enoturismo
Proprio l’altra sera, in un ristorante di Pitigliano, ho assaggiato la nuova bottiglia della Tenuta Roccaccia: si tratta di un Bianco di Pitigliano Superiore
Complice anche l’eccellente vendemmia 2006, che probabilmente passerà alla storia come una delle annate migliori degli ultimi anni, Oroluna (questo il nome scelto per la nuova etichetta), è un vino carico di profumi e di aromi.

Oroluna ha colore giallo paglierino piuttosto brillante, limpido; i profumi, eleganti, sono molto persistenti, sono rimasti ben nitidi fino alla fine della cena, anzi… nell’ultimo bicchiere bevuto si erano ampliati anche grazie alla temperatura del vino che era leggermente salita. In bocca è fresco , sapido e avvolgente, conferma pienamente le prime impressioni avute al naso.
Sorprendente è sato anche l’abbinamento con un piatto di gniudi all’orica conditi con burro fuso e scaglie di tartufo freschissimo..! I profumi intensi ma estremamente delicati del tartufo si sposavano benissimo con quelli aromatici ed eleganti di questo vino.. La sua acidità, compensava alla grande l’untuosità del burro, così come la sensazione avvolgente che lasciava in bocca era perfetta per la delicata consistenza degli gnudi, resa ancora più fine dalla presenza dell’ortica..
Lo consiglio a tutti gli amanti dei bianchi delicati che non vogliono però rinunciare al carattere! ..ancora meglio se accompagnato da questo piatto, che oltre tutto era eccezionale già da solo..! Non è mai facile secondo me, trovare un vino che si accosti bene al tartufo, visti gli aromi e i profumi talmente particolari che lo caratterizzano.. ma stavolta, abbiamo fatto centro.. almeno per come la vedo io..!
Devo ammettere che la Tenuta Roccaccia, che già conoscevo molto bene, con questa nuova etichetta ha davvero reso completa la propria gamma di prodotti, dando un’alternativa a chi, pur amando il Bianco di Pitigliano, non vuole rinunciare ad un vino un po’ più profumato ed aromatico.
Ah…10 e lode naturalmente anche per il ristorante… Ceccottino, che cito molto volentieri perchè lo trovo uno dei migliori ristoranti della zona, dove qualità e servizio sono sempre al massimo.. anche nelle sere più affollate..dove in genere.. casca l’asino!
Luglio 2, 2007 at 11:47 · Filed under I miei assaggi, Racconti, Gastronomia, Curiosità
Il sale dei Papi…
Denominato “dolce” per la mancanza di altri Sali potassici,presenti naturalmente nell’acqua marina, era destinato in parte al consumo del Papa nei banchetti in Vaticano, quando la Romagna faceva parte dello Stato Pontificio. Tale tradizione è ripetuta oggi da una delegazione del comune di Cervia che, alla raccolta del Sal Fiore, la parte più pregiata, ne fa dono al Pontefice.
Foto: la raccolta a mano del sale
Oltre ad avere questo caratteristico gusto meno amarognolo rispetto agli altri Sali, quello di Cervia è anche meno duro,corrosivo e meno bianco.
Le saline di Cervia, 827 ettari di estensione, hanno un’origine antichissima risalente all’epoca etrusca. Hanno condizionato molto l’economia della città nei secoli scorsi essendo fulcro di commercio via mare grazie alla vicinanza di importanti città portuali come Ravenna.
Negli anni ’60 , complice il grande flusso del turismo rivierasco, si è abbandonata la raccolta tradizionale a scapito di un moderno stabilimento che era in grado di produrre fino a 25 mila tonnellate di sale l’anno.
Fortunatamente una piccola area è rimasta a lavorazione tradizionale, la salina CAMILLONE, che viene gestita dal Gruppo Culturale Civiltà Salinara composto da circa 200 soci, venti dei quali lavorano volontariamente per mantenere in vita una tradizione antichissima: l’acqua di mare è trasferita da una vasca all’altra per caduta, il sale si forma per evaporazione e i salinari lo raccolgono ogni giorno a mano, non appena si forma uno strato di 1-2 cm.
Perfetto con i piatti di pesce azzurro dell’Adriatico, viene utilizzato da moltissimi grandi Chef italiani ed internazionali nella preparazione di gustosi manicaretti.
Oggi oltre al confezionamento naturale in sacchi di iuta, viene addizionato anche ad erbe aromatiche in modo da poter essere un condimento universale molto elegante e versatile.
Giugno 28, 2007 at 13:05 · Filed under News, Racconti, Vino laziale
La regione Lazio è stata sempre considerata una regione in cui si produceva..vino "di quantità".. non "di qualità".. Spesso troppo legato all’immegine dei vini dei Castelli, il territorio laziale sta negli ultimi anni lasciandosi alle spalle questa pesante eredità, facendo largo spazio alle iniziative di molti produttori che hanno dato un grosso slancio al settore vitivinicolo locale.

Tra le diverse zono vitivinicole del Lazio, la Tuscia Viterbese è una di quelle che maggiormente si sta impegnando per cambiare l’immagini di questi vini, grazie anche a competenze e professionalità che da anni lavorano in questo settore. In effetti, in questo territorio, l’arte di coltivare la vite e di produrre vini, risale a tempi molto antichi. Grazie infatti alle favorevoli condizioni pedoclimatiche della zona, con un territorio prevalentemente collinare, la viticoltura si è radicata in tempi molto antichi. Agli Etruschi si riconducono infatti le più antiche testimonianze dell’arte della vinificazione della Tuscia: numerosi affreschi rinvenuti nelle tombe dimostrano l’attenzione che questo popolo ha avuto nei confronti del "netare degli dei".
I passi avanti fatti negli ultimi anni, sia per quanto riguarda la qualità organolettica dei prodotti, sia per quello che riguarda le politiche di marketing atte a migliorare l’immagine dei vini del Lazio sui mercati nazionali ed internazionali, dimostrano il crescente impegno di istituzioni ed imprenditori privati per cambiare una realtà forse troppo stagnante da anni.
A qualificare la produzione vinicola della Tuscia è senza dubbio il livello qualitativo raggiunto da molti produttori, testimoniato dalla presenza di ben 7 DOC: Aleatico di Gradoli, Cerveteri, Colli Etruschi Viterbesi, Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, Orvieto, Tarquinia e Vignanello. A queste, si aggiungono altre 3 etichette IGT: Civitella d’Aglianico, Colli Cimini e Lazio.
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