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Vitigni autoctoni : informazioni sui vitigni autoctoni

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Guide dell’Espresso 2008.

Come tutti gli anni in questo periodo arrivano le tante attese guide enogastronomiche:  tra conferme che sembrano ormai troppo scontate c’è spazio anche per qualche novità..

Presentate lo scorso 11 Ottobre a Firenze le due guide dell’Espresso: "I Vini d’Italia 2008" e "I ristoranti d’Italia 2008" , tra le prime ad uscire quest’anno, mettono in tavola vincitori e vinti della ristorazione e dell’enologia italiana. Le anticipazioni parlavano di grandi novità.. bhè, sicuramente alcune importanti ce ne sono, ma lo zoccolo duro dell’enogastronomia italiana sembra ancora ben lontano da rinnovamenti radicali!

Cominciamo con l’enologia italiana.. 20 mila vini assaggiati e ben 10 mila recensiti: le  3 Stelle vanno a 13 produttori, 159 vini dell’Eccellenza e 50 outsider. Grande balzo in avanti per la Campania: dopo la Toscana ed il Piemonte, che vantano rispettivamente 37 e 35 Eccellenze, la Campania arriva a contarne ben 13 rispetto alle 5 dello scorso anno. Numeri che non stupiscono troppo, direi, visto il grande fermento campano degli ultimi anni del settore enologico.

50 gli outsider: ecco la vera novità! Una rilegittimazione di tutti quei vini considerati "banali" perchè facili da bere.. Concetto che potrebbe sembrare quasi assurdo ma che invece era ( ed è ancora per molti) la "base" da cui partire per affrontare il tema degustazione. Ecco così che si risente parlare di alcuni Lambruschi, di un Cesanese del Lazio, di un Cirò calabrese..

Importante l’attenzione dedicata ai vitigni autoctoni inoltre dove si fa ancora largo il grande Aglianico in tutte le sue espressioni dalla Campania alla Basilicata.

Per queelo che riguarda invece la ristorazione ecco il podio dei tre migliori chef d’Italia: Fulvio Pierangelini, Gianfranco Vissani e Massimiliano Alajmo. I Tre Cappelli assegnati invece a ben 13 locali anche qui con molte riconferme ma anche qualche novità.

E’ così che concludendo, Enzo Vizzari, curatore della guida, descrive la ristorazione italiana oggi: " La nuova cucina italiana è oggi matura, vincente, ha una sua forte identità e si fonda sull’impegno e sull’esaltazione di prodotti di altissima qualità che nessun altro paese possiede. La qualità dei prodotti e le capacità dei cuochi delle ultime generazioni, nel segno nel segno delle continuità con chi ancora interpreta al meglio la "tradizione", fanno grande, apprezzata e rispettata mai come oggi in tutto il mondo la nostra cucina".

Savignôn Bianco, anzi no… Rosso!

Nonostante il nome sia simile, non stiamo parlando di un nobile vitigno a bacca bianca Francese,ma di un vero e proprio autoctono di Romagna, come dimostra l’analisi del DNA effettuata dall’Istituto di San Michele all’Adige,con riconoscimento ufficiale nel Catalogo Nazionale delle Varietà dei Vitigni.  Attualmente è coltivato da sole otto aziende sulle colline di Oriolo dei fichi, antica Torre medioevale nei pressi di Faenza.

 
Foto: L’antica Torre di Oriolo dei fichi

 
La leggenda narra che nel cortile di un palazzo nobile faentino, vi fosse una vite scampata alla fillossera, di proprietà di tal Pietro Pianori detto "Centesimino" vista la sua proverbiale avarizia. Il Pianori fece innestare delle viti nel suo podere a Oriolo dei fichi con delle marze di essa e da qui si propagò in tutta la zona della torre.
 
Il vino che viene ottenuto dalle uve Centesimino ( La legge nazionale vieta infatti la menzione sauvignon rosso in quanto troppo simile al sauvignon blanc e al cabernet sauvignon e che prende quindi il nome dal soprannome del suo "padre putativo") è incredibilmente profumato, raggiunge facilmente gradazioni alcoliche elevate e dimostra ottima attitudine all’invecchiamento, ma è nella versione passita che raggiunge apici qualitativi notevoli.
  
Nella tipologia Secco si presenta nel bicchiere con un vivo color rosso porpora, consistente e con archetti molto fitti vista la gradazione elevata (dai 14,5 % in su). I sentori olfattivi sono di grande impatto con ricordi di rosa,oleandro,frutta matura a polpa nera,spezie dolci e fragolina di bosco. In bocca è morbido, con tannini vivi e buon finale.
 
Nella versione da uve stramature rimangono clamorosamente le stesse caratteristiche aromatiche del vitigno condite da sensazioni di frutta cotta,cacao e note balsamiche. In bocca è dolce e rotondo, con una persistenza infinita e aromatica.
 
Le grandi potenzialità di questo vino vengono salvaguardate dall’associazione dei Produttori,nata nel 1995, con sede all’interno della torre medioevale, che organizza visite e degustazioni nelle aziende. I produttori sono: ANCARANI, LA SABBIONA, LEONE CONTI, PODERI MORINI, LA SPINETTA, QUINZAN, ANDREA BALDUCCI E ZOLI PAOLO.
 Nella splendida vendemmia 2001, il Centesimino dell’azienda Quinzan conquistò il prestigioso SOLE della guida Veronelli.
 
A tavola con il Centesimino
 
Le spiccate caratteristiche organolettiche del Savignon, soprattutto vista l’importante aromaticità, si abbinano benissimo a piatti di media struttura con consistente componente speziata. Ottimo con tagliatelle ai funghi porcini, garganelli allo Scalogno di Romagna, strozzapreti pancetta e melanzane. Le versioni più strutturate si sposano bene a secondi di carne speziati o a selvaggina da piuma salsata e formaggi di media stagionatura. Nella tipologia passito sono ottimi gli accostamenti con crostate a base di marmellata di prugna,mora o amarena oppure a dolci a base di cioccolato fondente al 70-80%,amaretto,marzapane. Stuzzicante l’unione con formaggi erborinati.
 
Ultimamente le versioni migliori,nelle varie tipologie, sono quelle prodotte dalle aziende PODERI MORINI e LEONE CONTI.

 
 
 
 

Tenuta Roccaccia: Poggio Cavalluccio IGT

Situata in località Poggio Cavaluccio, dalla quale prende il nome uno dei vini di punta dell’azienda, la Tenuta Roccaccia è senza dubbio una delle aziende vitivinicole più rappresentative del territorio di Pitigliano. Gli oltre 30 ettari vitati dell’azienda, sorgono su un terreno collinare, prevalentemente tufaceo-vulcanico, ad un’altitudine media di circa 310 metri sul livello del mare. La Roccaccia si sviluppa nei territori tutelati da due DOC: quella del Bianco di Pitigliano  e quella del Rosso Sovana; oltre a queste, produce però anche altre importanti bottiglie IGT.

La Tenuta, condotta da Benito Goracci e dai due figli Rossano e Danilo, ha sempre cercato di mantenere la medesima filosofia aziendale dalla quale è nata: rispetto totale dell’ambiente e del territorio, senza rinunciare però all’innovazione tecnologica.

Altro aspetto di rilevante importanza è la grande attenzione che l’azienda dimostra verso i vitigni autoctoni, grande risorsa del patrimonio vitivinicolo italiano, troppo spesso sottovalutata. In un mercato che sembra oggi ormai stanco del cosidetto.."gusto internazionale", fatto quasi solo esclusivamente di Merlot e Cabernet Sauvignon che hanno invaso le nostre tavole e, purtroppo, anche i nostri campi spesso a scapito di preziosi vitigni autoctoni, la Roccaccia propone al mercato un Ciliegiolo in purezza che non teme rivali!

Il Ciliegiolo è uno dei vitigni autoctoni toscani, troppo spesso dimenticato e troppo spesso utilizzato solo in piccole quantità, in genere in assemblaggio con il Sangiovese, per la morbidezza che lo caratterizza. Dal nome si evince una delle principali caratteristiche di questo vitigno: i suoi intensi profumi ed il suo aroma che ricorda quello della ciliegia. Altra caratteristica conferita al vino, è quella precedentemente citata: la morbidezza, che permette di produrre vini vellutati, con tannini piacevoli e grande struttura.

Il "Poggio Cavalluccio" è proprio un Ciliegiolo in purezza (IGT), la vendemmia viene eseguta nei mesi di settembre-ottobre, molto spesso con numerosi passaggi sullo stesso filare per garantire ad ogni singolo grappolo, il punto perfetto di maturazione. La fermentazioni viene svolta ad una temperatura di 28°; l’affinamento avviene in barrique di rovere per una durata di 15-18 mesi.

Degustazione:

Esame visivo: rosso rubino molto acceso e concentrato.

Esame olfattivo: intensi profumi fruttati che ricordano la ciliegia matura, il ribes, il lampone; mano a mano che il vino si apre, vengono fuori anche sentori più speziati, di vaniglia e mandorla.

Esame gustativo: in bocca il vino è caldo, avvolgente, con tannini vellutati e grande struttura; decisamente fine ed armonico, un vino di grande classe e di lunga persistentza gusto-olfattiva

Abbinamenti: questo vino è adatto a piatti di una certa struttura, cacciagione cucinata in modo anche molto elaborato, carni rosse cotte al sangue, ma anche formaggi molto stagionati come pecorini di fossa od altre tipologie dello stesso genere.